Nove veli nella pancia del lupo – 2.0

NOVE VELI NELLA PANCIA DEL LUPO 2.0 – A volte ritornano

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Anche quest’anno riproponiamo il seminario residenziale “Nove veli nella pancia del lupo” che si svolgerà al laghetto Lauro di Cologno al Serio, a 3 chilometri dal centro abitato, un incantevole parco in mezzo alla natura dove andremo a visitare quelle parti nascoste del nostro essere che ancora non conosciamo,  aiutati dall’Enneagramma e da tecniche di psicosciamanesimo.

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Conoscere, accogliere, capire ed agire saranno i punti cardine del lavoro che verrà svolto in questi giorni, accolti nelle notti dai teepee indiani e protetti dalla casa di Babalupa durante i pasti.

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Avremo la fortuna di avere per qualche momento degli ospiti “particolari” che ci parleranno di come altri popoli vivono e affrontano il tema della crescita personale e della spiritualità e ci addentreremo nella foresta buia della conoscenza di noi stessi.

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Cinque giorni, dal pomeriggio di giovedì primo giugno alla sera di lunedì cinque, di studio, meditazione, confronti, esercizi, camminate e anche divertimento.
Le uniche richieste che facciamo sono l’aver partecipato ad un primo modulo di Enneagramma e di avere quel pizzico di coraggio che ci permetterà di lasciare fuori dal campo le nostre certezze per qualche giorno.

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Per informazioni e conferme, potete contattare Sabrina dalla pagina web dell’associazione http://www.ilnidodellairone.it o al +393384241899 oppure Stefano al +393298533695.
Vi aspettiamo

Programma:

NOVE VELI NELLA PANCIA DEL LUPO

Vi racconto una storia

Ridere

Una storia di passaggio…

C’era una volta un brav’uomo che aveva l’abitudine di aiutare, a suo modo, altre persone che si trovavano in situazioni meno agiate.  Viveva però in un luogo ed in un periodo in cui il suo operato non era capito e tanto meno accettato. Per questo motivo venne perseguitato da persone che, a loro volta, pensavano di aiutare gli altri eseguendo quello che avevano imparato o gli ordini che venivano loro dati.

Questo suo modo di fare lo portò ad essere giudicato e perseguitato da chi, in quel momento, lo vedeva come “diverso e sbagliato”.  Così, dopo essere stato attaccato ed essere arrivato a dubitare perfino del proprio modo di fare, si ritirò per qualche giorno in un posto isolato, dove non volle vedere nessuno. Le ferite profonde subite dal suo animo lo portarono in un luogo buio, fuori e dentro di sé,  dove poté finalmente affrontare la vergogna di non andare bene per gli altri, la  rabbia per essersi dimenticato chi fosse realmente e la paura di non essere accettato.

Dopo i giorni passati nel “buio di questa caverna”, se ne sbattè le balle, capì che non era sbagliato lui ma le persone che non lo accettavano,  uscì senza dire niente a nessuno per prendere un po’ di sole e se ne andò in giro a fare quello che sapeva fare meglio. Ma da quel momento lo fece per sé stesso, senza mettersi in mostra e senza cercare riconoscimenti.

Perché il vero bene lo fai quando ti accetti per quello che sei, lato giusto o lato difficile, indipendentemente da quello che gli altri si aspettino tu faccia. Così facendo, anche le persone che in torno a te vivono la stessa situazione, possono trarre benefici dai tuoi insegnamenti pratici, dal vedere che puoi tranquillamente essere chi sei, senza farti grossi problemi, seguendo poche piccole regole, la prima delle quali è proprio farti un giro nella caverna buia. Ma prima di rivedere la luce, devi abbandonare quelle cose che ti pesano e ti trattengono, il tuo Demone, quell’abito che ti sei o che ti hanno messo addosso ma che adesso ti sta stretto, quella maschera che hai deciso di usare per sopravvivere ma che, poco a poco, senti non bastarti più. E a quel punto, forse lascerai un segno visibile a pochi, magari un po’ sbiadito, ma forte!

Ecco, l’augurio che vi faccio è di uscire da questa caverna buia e di rivedere la Vostra Luce, in questo giorno uguale a tutti gli altri e speciale come tutti gli altri.

Buona Pasqua.

CONVERSAZIONE A UNO

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Scritto da un’amica, sempre più libera!

LUI: “Ciao! Sono il tuo lato oscuro”
IO: “Oh… ciao…. scusa non mi è concesso parlare con te..”
“Chi non te lo concede, e perché mai?”
“Bhe, da quando sono nata mi è sempre stato detto che tu sei cattivo, sei il male, sei sbagliato, che non ti devo ascoltare, devo stare lontana da te per il mio bene. Lo dicono tutti, la gente, la famiglia, la Chiesa, la società.. Strano che tu non abbia mai sentito queste voci…”
“Ehehe certo che le sento, e non posso che sorridere. Ma dimmi, ti sei mai chiesto il perché di tutto questo?”
“Hemm…. veramente mi era più facile ignorarti che pormi domande…”
“Avete paura di me. Tutti. Ma non perché sono cattivo o sbagliato. Avete paura perché inconsciamente sapete che conoscendomi, potrei davvero piacervi…”
“IMPOSSIBILE!!”
“Ah si? Io sono le tue pulsioni represse, il tuo istinto animale, le tue voglie assopite, io sono il pugno contro al muro quando sei incazzata, sono il vaffanculo della situazione… e dimmi un po, come ti senti dopo aver tirato quel pugno, gridato un insulto e dato sfogo ai tuoi istinti?
“Ecco…. io…. mi sento meglio, liberata… ma poi mi sento in colpa! Non posso! Mi è stato detto che..”
“Stronzate. Ti vogliono far sentir colpevole. Non ti vogliono felice. Come fai a sapere che il giorno è bello e che il sole è luminoso se non hai conosciuto la notte e la sua luna?
Tutti hanno bisogno di conoscermi, non perché debbano essere persone cattive, ma perché hanno bisogno di conoscere veramente se stessi. Sai che i migliori bugiardi siamo noi con noi stessi? Conoscimi, accettami, accettati perché noi siamo uno.”
“Sai…. mi stai lasciando senza parole… ma quindi tutto ciò che ho sempre ritenuto male di me, non è così? Ho giudicato erroneamente me stesso?”
“Bhe… posso dirti che io ti servo, che ti piaccia o meno. Ti serve per così dire perderti in me per ritrovarti. Ma non ti lascerò mai solo, te lo dico in segreto, che resti fra noi: io e la luce (quello che voi chiamate il lato buono) abbiamo firmato un contratto a tua insaputa. Sai è un po vanitosa ma non glielo dire. La lascio brillare e io mi prendo la cattiva reputazione. Ma in compenso io mi smazzo il lavoro più impegnativo e delicato: far si che tu ti conosca,ti apprezzi e impari ad essere onesto con te stesso, e proprio quando pensi di esserti perso in me, chiamo la luce e la lascio brillare in me, per te.”
“Porca putt… mi hai ribaltato la visione… oh, ma lo sai che in fin dei conti non sei così male??”
“Eheheh è un po come in Star Wars, quando il “cattivo” dice: “Luck, io sono tuo padre, ce la si beve una birra ora?”
“Si…. sarà la prima di molte! 😉

BUON ANNO A VOI

V.M.

I tre cuori

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… quando vivevo nel ranch, un uomo mi ha insegnato a vivere sotto copertura e mi ha spiegato che ci sono 3 cuori.
Il primo è quello che fai vedere a tutti.
Il secondo è quello che fai vedere alla tua famiglia ed alla persona che ti accompagnerà sulla strada della vita.
Il terzo… non devi farlo vedere a nessuno, ci sono troppe cose, troppo pericoloso!”

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Il vero pericolo è decidere di non ascoltare il 3° cuore quando una persona riesce a toccarlo, facendo nascere in noi la paura di amare.
Perché l’amore non ci permette di vivere sotto copertura…

Spingi la mucca giù dal burrone!

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In alcune situazioni, accontentarsi significa stare fermi. Col tempo, ringrazierete chi ha gettato la vostra mucca giù dal burrone! 

C’era una volta un maestro Zen, che una volta all’anno si recava in visita alle terre nella regione dove il suo monastero era sito. Un giorno, mentre camminava nella campagna con un discepolo, ad un tratto si imbatté in una umile casa di legno, abitata da una coppia e dai loro due figli. Tutti erano vestiti miseramente, con abiti sporchi e strappati. Avevano i piedi nudi e sia la casa che la terra circostante  mostravano una condizione di estrema povertà. Il maestro e il discepolo furono accolti dalla famiglia ma con estremo rammarico il padre disse al maestro: “Siamo poveri, non abbiamo che da offrirvi una minestra e per fare ciò i nostri due figli non potranno avere la loro. Tutto ciò che abbiamo è una mucca che ci dà il latte ogni giorno. Una parte del latte serve a noi per vivere, l’altra parte la vendiamo per poter pagare le spese. In questo modo sopravviviamo.”

Il maestro ed il discepolo di fermarono per la cena e al termine, dopo aver ringraziato la famiglia per il loro buon cuore, salutarono ed uscirono. Allontanandosi il maestro disse al discepolo: “Cerca la mucca, portala in cima alla scogliera e spingila giù dal burrone”. Il discepolo trasalì, perché la mucca era l’unico mezzo di sussistenza di quella povera famiglia, ma ubbidendo al maestro e con grande rammarico spinse la mucca nel precipizio.

Passarono gli anni ed il maestro morì. Un giorno il discepolo che era diventato monaco, decise di tornare in quel luogo per scoprire cosa la sorte avesse riservato a quella povera famiglia.

Avvicinandosi a quel luogo iniziò a vedere campi coltivati, una bella casa, una stalla e molti bambini che giocavano in un bellissimo giardino. Il monaco fu sorpreso, credendo che quella povera famiglia avesse dovuto vendere tutto per sopravvivere. Poi chiese al padre di famiglia quello che era successo e lui, con un sorriso rispose: “Avevamo una mucca che ci dava il latte e grazie a quella sopravvivevamo. Una notte la mucca cadde dal dirupo e morì. Da quel giorno siamo stati costretti a fare nuove cose, a coltivare la terra, a costruire utensili e a sviluppare nuove abilità che non sapevano di avere. In questo modo, seppure con molta fatica, abbiamo cominciato a prosperare e le nostre vite sono cambiate”.

Da http://www.novevie.it

Nove veli nella pancia del lupo

Cerchio

 

Ecco il depliant del seminario residenziale-esperienziale che si svolgerà a Cologno al Serio dal 18 al 21 agosto 2016

Requisiti fondamentali sono la conoscenza base dell’Enneagramma, i 9 enneatipi e le connessioni fondamentali, e la voglia di essere liberi.

Leggete, condividete e partecipate.

Vi aspettiamo!!!!!

Apri questo file per avere tutte le info ed il programma dettagliato

NOVE VELI NELLA PANCIA DEL LUPO

 

 

Le abitudini passano da genitori a figli? Curare l’anima aiuta a stare meglio?

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Riporto qui sotto un articolo molto importante che, se confermato negli esseri umani, va a rafforzare diverse “credenze” che la medicina attuale ha dimenticato.
Tutti quegli eventi che viviamo quotidianamente, vengono registrati nel nostro corpo e possono cambiare il nostro “essere” materiale nel piccolo, anzi, nel piccolissimo, nel quasi invisibile agli occhi.
Questi traumi posso inoltre passare da genitori a figli tramite il DNA e quindi le paure più profonde si possono spostare di generazione in generazione
Questo potrebbe spiegare perché spesso i figli commettono, anche se in modo diverso, gli stessi errori dei genitori. (argomento che tratto spesso nei seminari).
Il passaggio da “modo di combattere un disagio” ad “abitudine”, è molto facile, dipende solo dalle volte in cui queste esperienze si ripetono nel breve periodo.
Per questo dobbiamo andare a scoprire le nostre abitudini, o quelle che i nostri genitori ci hanno riportato, per poter “stare bene”.
Senza poi addentrarci negli effetti sulle ricerche di laboratorio, dove queste condizioni non possono essere riprodotte…
Nel presente possiamo guardare il passato, accettarlo e così facendo, affrontare le situazioni future in modo diverso.
Seneca, Socrate, Platone… tutti parlavano del curare l’anima o la mente insieme al corpo per evitare il ripresentarsi dello stato di malessere.
I traumi emotivi, le costrizioni, l’ambiente esterno, influiscono su di noi tanto quanto una tegola sulla testa.

http://www.repubblica.it/scienze/2014/04/13/news/genitori-traumi_figli-83509020/?ref=fb

In una gabbia – Lo sto davvero facendo per me?

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Perché quando riesco a raggiungere un obiettivo e penso di essere soddisfatto del risultato raggiunto, dopo poco tempo sento che in realtà non è così?
Perché è importante che meno persone possibili sappiano cosa sto provando e vivendo in questo momento, che sappiano come sono realmente e perché questo modo di pensare mi porta a ritirarmi ed isolarmi?
Perché tendo sempre ad allontanarmi o ad allontanare le persone che penso mi capiscano più delle altre?

Tre domande che alla maggior parte delle persone forse non trasmettono niente, ma che ultimamente mi vengono poste frequentemente, alle quali proverò a dare delle risposte e a correlare queste ultime ai problemi fisici che ricorrenti colpiscono chi queste domande se le pone o che magari vorrebbe.
La prima cosa da fare è differenziare chi ha un breve tempo di soddisfazione da chi invece ha una finta soddisfazione di fondo quando raggiunge un obiettivo.
Nel primo caso, quello dei pochi minuti o poche ore, il problema principale è legato al pensare di poter fare sempre meglio e che c’è sicuramente qualcosa da migliorare nel momento in cui concludo un lavoro o una situazione.
Sensazione legata alla continua ricerca della perfezione, modalità di pensiero che non permette di godere a pieno della fase di riposo e decompressione della situazione, derivante soprattutto dalla mancata conoscenza degli step di svolgimento della situazione stessa.

Questa riflessione vuole trattare invece di chi, nel momento dell’illusorio “sono arrivato dove volevo”, riesce a gode delle gratifiche ricevute anche per molti giorni, ma che poi “sente”, soprattutto a livello fisico, che qualcosa non torna, senza però riuscire a vedere e capire la causa di questa insoddisfazione.
Partiamo da lontano, forse un po’ troppo lontano.
Se non fai così, la mamma o il papà non sono felici…
Se vai a giocare prima di finire i compiti, stasera niente dolce…
Se ti comporti così, se ti vesti così, sembri una “ragazza facile”…
E tante altre frasi simile a seconda delle diverse situazioni passate.
Tutte frasi che fanno crescere nei bambini la sensazione di dover per forza sottostare ai ricatti dei grandi perché, nel caso non lo facessero, non riuscirebbero a fare mai niente di giusto e non verrebbero apprezzati.
Ma visto che i bambini non vogliono fare del male alle persone a cui tengono, ripetendo questo comportamento arriveranno col tempo a sostituire quello che da loro piacere con quello che da piacere alla persona che compie questi “ricatti morali”.
Diventeranno così bravi in questo transfer emozionale che, col passare del tempo, le persone a cui vogliono bene non dovranno neanche parlare perché i bambini, ormai diventati ragazzi, sapranno analizzare così bene i loro comportamenti che riusciranno ad anticipare le loro mosse.
Questo fino a toccare l’apice, o il fondo a seconda dei punti di vista, nel momento in cui sostituiranno inconsciamente il loro modo di vivere con quello del ricattatore, ricercando poi questo modo di fare in tutti i rapporti importanti che allacceranno, rapporti che in realtà loro potrebbero anche non volere, ma di cui non possono fare a meno.
E a questo punto, le scelte saranno fatte per quello che i genitori, la maestra, il fratello o la nonna richiedevano perché giusti per loro.
Scegliendo quindi per le necessità di un’altra persona, godranno solo nei momenti in cui l’altra persona sarà felice delle scelte che praticamente vengono fatte per loro, scelte che però non hanno nulla a che vedere col proprio modo di vedere e vivere il piacere.

Il problema sorge quindi in tempi passati, ma si manifesta nel momento in cui l’istinto del soggetto inizia a riconoscere le proprie necessità, quando il sue vero essere inizia a bussare alla porta.
A questo punto il gioco è facile per il bambino/ragazzo.
Dovrò “imparare” ad analizzare i comportamenti delle persone che ho intorno per poi adattare/cambiare il mio modo di vedere le cose facendolo assomigliare al loro, non per raccogliere consensi ma al solo scopo di sopravvivere senza essere ricattato un’altra volta.
Meno persone sanno chi sono veramente, meno persone sanno cosa mi piace, cosa mi diverte, conoscono le mie reali necessità e meno rischi correrò di essere richiamato e ricattato.
Perché far sapere agli altri chi sono se a questi non andrò bene comunque e visto che poi useranno quello che mi fa stare bene per farmi sentire inadatto, imponendomi il loro giusto e cercando di rinchiudermi nella gabbia della proiezione della loro persona perfetta?
Meglio che lo faccia prima io, almeno eviterò di dover sottostare ad ulteriori baratti non voluti, perché da piccolo, se volevo qualcosa dovevo dare in cambio altro e spesso questa contropartita era il non essere me stesso.
Questo però mi porterà a fermarmi a pensare spesso per cercare di capire fino in fondo, credendo di pensare a cosa devo fare, per arrivare al “cosa c’è che non va”.
Ma anche qui, il mio pensiero difficilmente sarà concentrato sul vero problema.
Difficilmente mi farò la domanda giusta… “ma lo voglio veramente o lo vuole qualcun altro?”

Tutto questo “casino” andrà avanti senza problemi, o con molti non visti, fino a quando Per Caso, non arriverà una situazione dove gli interlocutori non avranno bisogno di quello che faccio abitualmente, non avranno necessità che io mi adatti ai loro desideri.
Tanta l’abitudine a fare quello che non è mio credendo il contrario, che nel momento in cui potrei avere la libertà che vado ricercando e che mi permetterebbe di fare le scelte per me stesso, per abitudini sbagliate e per una mancata capacità di gestione, tenderò a fuggire o ad allontanare queste persone.

Sindrome del colon irritabile (legata ai sensi di colpa nel non pensare alle proprie necessità), stipsi (legata al trattenersi e al non voler mostrare quello che si è realmente), attacchi di panico (il sentirsi rinchiuso in una gabbia, la gabbia del comportamento imposto da altri), problemi di mobilità degli arti superiori con partenza del dolore dalla zona sottoscapolare (riferito al passato, alle coltellate che mi hanno dato, lato destro se la causa del ricatto è una figura femminile e sinistro se è maschile) tutte le sintomatologie legate al piacere (perché rinuncio a quello che mi fa stare bene) come anorgasmia, difficoltà nella prima erezioni o perdita del desiderio, possono derivare da questo modo di pensare e di non vivere.
Frequenti attacchi di emicrania, candidosi, cistiti, blocchi a livello lombare posso essere invece problemi che si affiancano a quelli precedenti.
Questo fino a quando, con molta fatica, non ricomincerò a scegliere per me stesso, a capire ed accettare che se mi voglio bene, posso accettare anche gli errori che faccio e che, se mi accetto io per quello che sono, può farlo anche chi mi vuole veramente bene.

Solo teorie, solo punti di vista, ma a qualcuno potrebbe anche interessare.
Buona vita e alla prossima.